• Intervento 3 – L’industria rurale nel borgo “Palazzo Capalbi”

    intervento 3

    Palazzo Capalbi si incastona nella prima cinta muraria dell’abitato di Morano Calabro, del XII secolo, nel rione Castello San Pietro. La sua edificazione iniziale si deve alla famiglia De Feulo, le prime notizie dell’esistenza del Palazzo sono riferite dal Salmena al 1460 e la sua proprietà attraverso i De Luca, arriva ai Capalbi che ne hanno mantenuto il possesso fino ad oggi (Salmena Antonio nel suo “Morano Calabro e le sue Case illustri” edito nel 1882). 

    Quanto affermato dal Salmena trova conferma dalla presenza nel Palazzo Capalbi del libro dei Censi tenuti dal De Luca fra la fine del 700 e inizio 800. 

    Importante residenza storica caratterizzata da spazi residenziali e produttivi, per la quale si può definire Palazzo Capalbi, nell’economia rurale dell’epoca, una “residenza-fattoria “ o “residenza fabbrica rurale”.

    Peculiarità storico culturale non presente in altri manufatti del centro storico di Morano Calabro: essa conserva al suo interno lo svilupparsi delle attività che nel corso dei secoli hanno visto il dipanarsi della vita lavorativa e sociale delle generazioni familiari in rapporto con le risorse del territorio.  Il punto di partenza di queste attività è dato dalla presenza della antica macina in pietra in un locale collegato da un piccolo giardino al corpo di fabbrica principale. Da lì si diparte un percorso che porta agli oliari, alla cantina, alle stanze di conservazione del grano, alla zona adibita all’allevamento del baco da seta, agli antichi forni, in un percorso di scale interne che accompagnano i piani su cui si articola il fabbricato. 

    Tutti gli ambienti destinati al deposito e alla trasformazione dei prodotti dell’agricoltura sono collegati al giardino interno, dove si allevavano animali da cortile con anche la presenza di porcili per l’allevamento dei maiali. Il giardino si articola su due livelli seguendo le diverse quote del terreno e le diverse epoche di costruzione dell’edificio, chiuso verso l’esterno con un muro di cinta in pietra.

    Lo stato di conservazione dell’immobile risente della situazione di non utilizzazione che negli anni ha determinato l’attuale situazione di degrado negli elementi di rifinitura.

    L’intervento inserito nel progetto di rigenerazione prevede, attraverso il recupero conservativo degli spazi del Palazzo, di creare un percorso interno che interessa gli ambienti dedicati alla trasformazione dei prodotti agricoli.

    Il percorso parte dal Frantoio storico e porta agli oliari, alla cantina, alle stanze di conservazione del grano, alla zona adibita all’allevamento del baco da seta, alle cucine e agli antichi forni, fino alle logge.

    La visita al Palazzo Capalbi entra nell’itinerario storico dedicato alla cultura immateriale che il progetto intende valorizzare, che collega organicamente gli spazi museali presenti nel borgo, al fine di avviare un percorso per l’attivazione del museo di comunità.